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Udsmatera
Unione degli Studenti - Il Sindacato Studentesco
27 ottobre 2007
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25 ottobre 2007
“Noi giovani continuamo, con la signora Olimpia e le altre associazioni, a lottare contro un sistema che non ci rappresenta”
L'Unione degli Studenti di Matera ha partecipato oggi al collegamento da Matera della trasmissione di rai 1 condotta da Michele Cucuzza, "La Vita in Diretta", in merito alla vicenda dell'assassinio, vent'anni fa, dei fidanzatini di Policoro. L'assassinio, senza movente e senza colpevoli e che ha visto malfunzionamenti della magistratura, omissioni e voltagabbanismi da parte del primo avvocato difensore, rientra fra le ultime indagini del PM di Catanzaro Luigi De Magistris. Noi dell'Unione degli Studenti di Matera siamo con Olimpia e con le associazioni che si impegnano per la promozione della legalità nel nostro territorio in questa battaglia che vede coinvolta la nostra regione, non più isola felice in un mare infestato dagli squali.

“Noi giovani continuamo, con la signora Olimpia e le altre associazioni, a lottare contro un sistema che non ci rappresenta”

A breve, pubblichiamo il video della diretta.
25 ottobre 2007
Scuole sicure??

Cittadinanzattiva ha diffuso il IV Rapporto Nazionale sulla “Sicurezza, qualità e comfort a scuola”.
Ne emerge un quadro allarmante: oltre la metà degli edifici monitorati sono stati costruiti prima del 1974; il 44% è ubicato in zona a rischio sismico e il 10% in zona a rischio idrogeologico; ancora troppi edifici presentano barriere architettoniche che continuano a rendere la scuola invivibile per gli studenti diversamente abili, in special modo nel fruire di: biblioteche (nel 25% dei casi), servizi igienici (21%!!!), palestre (19%), cortili (14%!!!), aule computer (8%), e finanche nelle aule (2%); le scale di sicurezza sono del tutto assenti nel 27% dei casi; crolli di intonaco sono all’ordine del giorno in segreterie, sale professori, biblioteche, aule computer e palestre, meno frequenti ma comunque presenti in corridoi, bagni e aule; le porte anti-panico sono assenti un po’ ovunque, in particolare in aule, aule computer e biblioteche; gli edifici costruiti tra gli anni ‘40 e ’70 sono considerati ad alto rischio per quanto riguarda il crollo dei solai; il 19% non dispone di una palestra; il 41% del campione non è in possesso di certificato di agibilità statica, il 43% non possiede il certificato di agibilità igienico-sanitaria, ed il 52% non ha il certificato di prevenzione incendi.

Ma al di là dei numeri:
La rivendicazione basilare per la sicurezza nelle scuole è quella di maggiori investimenti pubblici, poiché oltre ad essere una battaglia fortemente culturale, si tratta molto spesso anche di un problema economico e di programmazione peculiare degli interventi. L'Unione degli Studenti metterà in campo tutte le iniziative possibili per spingere le istituzioni ad investire sugli interventi di messa in sicurezza. L’altra rivendicazione importantissima è quella di più partecipazione, sia ai momenti di monitoraggio, nella strutturazione e nei lavori dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, sia ai momenti decisionali. La voglia di partecipazione che è emersa dalle piazze del 12 ottobre deve essere riportata nei luoghi istituzionali.

Gli studenti non devono abbassare mai la guardia ma tenere alto il livello di conflitto e di tensione sociale, l'UdS sarà sempre in prima fila a puntare il dito contro gli edifici fatiscenti e chi se ne lava le mani.

Ma abbiamo bisogno che tutti gli studenti di organizzino nelle scuole per denunciare le condizioni di fatiscenza.
Mandate le foto e i video delle vostre scuole a charly.a@hotmail.it.
Per informazioni e contatti: Andrea 338210022.


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permalink | inviato da leonardomadio il 25/10/2007 alle 17:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 ottobre 2007
Problemi all'ITCG - Intervista Giuseppe Cancelliere
Dal Quotidiano della Basilicata - Intervista Giuseppe Cancelliere UDS Matera

L'IMPROVVISA ondata di freddo di questi giorni ha portato all'accensione anticipata dei sistemi di riscaldamento nelle scuole della città fatta eccezione per l'Istituto Tecnico Commerciale “A.Olivetti” in cui studenti ed insegnanti sono costretti a lavorare nelle fredde aule. La situazione in cui versa l'istituto in questi giorni sta generando un malcontento generale che coinvolge non solo gli alunni ma anche il corpo docente ed il personale Ata, poiché la mancata accensione del sistema di  riscaldamento è dovuta al fatto che i lavori di ristrutturazione dell'impianto di riscaldamento affidati all'ente provinciale e cominciati la scorsa estate non sono ancora terminati. L'istituto, intanto, pur avendo avuto conferma che i lavori saranno terminati entro il 5 novembre, sta cercando in tutti i modi di venire incontro alle esigenze degli studenti e del corpo docente cercando di rimettere in funzione il vecchio impianto. «Nonostante in questi giorni siamo chiamati ad affrontare un problema molto importante noi studenti abbiamo deciso di dimostrare maturità venendo comunque a scuola per le lezioni cercando di trovare una soluzione insieme agli insegnanti poiché nelle aule fredde lavorano anche loro - ha dichiarato Giuseppe Cancelliere, rappresentante degli studenti - Purtroppo è chiaro che sarà difficile trovare una soluzione nell'immediato e devo dire che siamo anche molto pessimisti riguardo la data di scadenza dei lavori fornita dalla provincia. Sappiamo che la tempistica non gioca a nostro favore, in questi casi è facile che i tempi dei lavori si allunghino ma intanto, noi tutti, viviamo nel disagio. La nostra unica speranza- continua Cancelliere - è' nella clemenza del tempo ma anche in questo caso non siamo fiduciosi, purtroppo l'inverno è arrivato e con esso anche il freddo». Ma l'istituto tecnico commerciale non è nuovo a questo tipo di problemi che sicuramente di ripresenteranno anche dopo l'ultimazione del nuovo impianto di riscaldamento poiché lo stesso non è stato previsto per i laboratori dove i ragazzi svolgono la gran parte delle loro lezioni .
21 ottobre 2007
Solidarietà al pm

L’Unione degli Studenti di Matera esprime il proprio dissenso e sdegno per l’avocazione a sè da parte del procuratore generale facente funzioni di Catanzaro, Dolcino Favi, dell'inchiesta, Why Not, condotta dal Pm Luigi De magistris, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del Guardasigilli Clemente Mastella. Il provvedimento rappresenta, per noi e per i tanti giovani che guardano con attenzione e speranza le decisioni giudiziarie che coinvolgono la nostra terra ed il sud tutto, un atto politico che mina le basi dell’indipendenza della Magistratura. Esprimiamo, quindi, la nostra solidarietà e vicinanza ad un uomo, prima che magistrato, che lotta, fra intimidazioni e minacce, per assicurare giustizia e verità ad un sistema ormai offuscato dall’illegalità. Noi, dell’Unione degli Studenti di Matera, siamo con Luigi De Magistris e con tutti coloro che continueranno a lottare, nel loro piccolo, contro un sistema che non ci rappresenta.

La lotta continua...

Per l’Unione degli Studenti di Matera
Leonardo Madio

21 ottobre 2007
Noi siamo con De Magistris...
Riportiamo di seguito l'intervista che il giornalista Carlo Vulpio ha realizzato oggi per il Corriere della Sera.

Non è abbattuto. Non è prostrato. Ma «questa pugnalata alle spalle» Luigi de Magistris, professione pm, non se l'aspettava. Il «pugnalatore » si chiama Dolcino Favi, un avvocato generale dello Stato che da gennaio 2007 fa il procuratore generale reggente a Catanzaro. Favi ha avocato a sé l'inchiesta Why not, quella in cui sono indagati il presidente del Consiglio, Romano Prodi (abuso d'ufficio), il ministro della Giustizia Clemente Mastella (abuso d'ufficio, finanziamento illecito ai partiti, truffa all'Unione europea e allo Stato italiano) e una schiera di politici, affaristi, militari, magistrati, massoni.

Allora, dottor de Magistris, c'è una strategia in ciò che sta accadendo?
«È evidente. C'è una strategia in atto. Una strategia ben nota all'Italia. Si chiama strategia della tensione».

Come fa a dirlo?
«Le intimidazioni istituzionali, le pallottole, la richiesta di trasferimento da parte del ministro, e da ultimo l'avocazione di un'altra mia indagine e la fuga di notizie sull'iscrizione del ministro tra gli indagati, tutto questo è opera di una manina particolarmente raffinata».

Quale manina?
«Poteri occulti. Massoneria, soprattutto. Coadiuvati da pezzi della magistratura, non solo calabrese, che in questa vicenda hanno svolto un ruolo fondamentale L'ultimo gol, secondo questo ragionamento, lo hanno fatto segnare al procuratore generale Favi? «Beh, è un dato di fatto che il dottor Favi, soprattutto negli ultimi mesi, sembra che abbia svolto soltanto un ruolo: una intensa attività epistolare in cui si è occupato di me, come magistrato e come persona fisica. Voleva togliermi anche l'inchiesta Toghe lucane. Finora non c'è riuscito, ma non è detto che non abbia già pensato di concludere il lavoro ».

Per quali ragioni lei teme che si voglia spingere il Paese in un clima da anni di piombo?
«Perché con questa avocazione, me lo lasci dire, torniamo alla magistratura fascista, forte con i deboli e debole con i forti. Davanti alla legge, i potenti non sono uguali come tutti gli altri. Questo è il messaggio. E il pericolo è che si apra la strada a un periodo buio: ognuno stia al suo posto e non si immischi, perché rischia ».

Lei rischia?
«Certo. E non solo io. Anche tutti gli altri che si sono occupati di queste vicende. E tutti i cittadini».
Cosa si rischia?
«Dopo un'avocazione di un'inchiesta del genere, distrutto lo Stato di diritto, rischi le pallottole e il tritolo».

Come le pallottole inviate a lei e al gip di Milano, Clementina Forleo, firmate Brigate rosse?
«Ma quali Brigate rosse! Per fortuna, oggi siamo in un momento storico diverso, non c'è il terreno di coltura dell'ideologismo fanatico degli anni '70 e c'è una grande attenzione al tema dei diritti. No, non c'è il rischio di iniziative violente da parte di improbabili sigle terroristiche vecchie e nuove. Quei proiettili inviati a me e alla collega Forleo provengono da settori deviati di apparati dello Stato, che già in passato hanno messo in pericolo le istituzioni e oggi cercano di riprodurre quel clima».

Dica la verità, lei ritiene che sia in atto un golpe giudiziario?
«La parola golpe la usa lei. Certo è che è accaduta una cosa senza precedenti, della quale non so ancora ufficialmente nulla, poiché nulla mi è stato notificato. L'ho appreso dall'Ansa. No, non mi pare ci siano più le condizioni per fare il magistrato, specie in Calabria, avendo come punto di riferimento l'articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza di tutti i cittadini, ndr) ».

Da quand'è che si trova sotto tiro?
«Da quando ho cominciato a indagare sui finanziamenti pubblici europei. Da allora, è scattata la strategia delle manine massoniche. Questo di oggi è solo l'ultimo atto. Staremo a vedere quali saranno i prossimi, visto che ormai sono considerato un elemento "socialmente pericoloso"».

La accusano di aver iscritto Mastella nel registro degli indagati per ritorsione, per la storia del trasferimento.
«Falso. Le indagini, come tutti sanno, avevano un loro corso, che non poteva essere intralciato da attività esterne. Nemmeno da una richiesta di trasferimento, che appunto è da considerarsi un'attività esterna. La domanda da fare è un'altra».

La faccia.
«Mi chiedo: chi e perché ha fatto venir fuori la notizia dell'iscrizione di Mastella? E come mai è stata fatta pubblicare una cosa non vera, e cioè che Mastella fosse indagato anche per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete? ».

E che cosa si risponde?
«Che è opera della stessa manina raffinata. Suggerisce qualcosa il fatto che prima ancora che le agenzie lanciassero la notizia, Mastella abbia dichiarato che con le associazioni massoniche lui non ha nulla a che fare?».

In questo scenario, le misure di sicurezza per lei sono state rafforzate?
«Non ne so nulla. So che continuo a mettere di tasca mia la benzina a un'auto blindata che è un baraccone, tanto che non può spostarsi nemmeno fuori Catanzaro».

E la riunione di giovedì scorso del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica? «Come no. Mi hanno detto che vi ha preso parte anche il procuratore aggiunto Salvatore Murone (sul quale indaga la procura di Salerno, per fatti relativi a inchieste del pm de Magistris, ndr). La cosa un po' mi inquieta, poiché ritengo che proprio Murone sia uno dei principali responsabili del mio isolamento istituzionale, oltre che uno degli autori dell'attività di contrasto nei miei confronti all'interno dell'ufficio giudiziario».

Allora è vero che quella di Catanzaro è un'altra «procura dei veleni»?
«No. Non è così. Con la gran parte dei colleghi io ho un rapporto ottimo. Ma quando arrivo in Procura mi guardo lo stesso alle spalle. C'è nei miei confronti, e le vicende degli ultimi tre anni lo dimostrano, una precisa attività di contrasto, messa in atto verso ben precise indagini e svolta da parte di ben individuati soggetti».

Cosa pensa della telefonata dell'altro giorno tra i suoi indagati Prodi e Mastella che il premier ha definito «cordiale»?
«Non parlo delle indagini in corso, lo sa». Dopo questa intervista, non l'accuseranno di aver avuto un «disinvolto rapporto » con la stampa? «Questo è davvero paradossale. Sono io che ho subito i danni creati dalle fughe di notizie. E poi, adesso basta. Il momento è troppo grave. E quindi ritengo di potermi svincolare dal dovere di riservatezza che mi ero imposto, mentre tutti gli altri facevano con me il tiro al bersaglio ».

Pensa che debbano intervenire capo dello Stato e Csm?
«Sì. Lo spero. Non so perché il presidente Napolitano non sia ancora intervenuto. Confido che lo faccia il Csm, a tutela dell'autonomia e indipendenza di tutti i magistrati. Anche di quelli che lavorano in Calabria».
Carlo Vulpio
21 ottobre 2007

17 ottobre 2007
20 Ottobre: contro tutte le precarietà

Dopo l’entusiasmante giornata di mobilitazione del 12 ottobre, l’autunno prosegue in maniera incessante. Tutti i momenti di partecipazione possono e devono essere sfruttati per portare avanti con forza tutte le rivendicazioni. Per questo abbiamo deciso di scendere in piazza alla manifestazione nazionale per il 20 ottobre prossimo a Roma. Noi siamo stati critici fin da subito rispetto ai punti programmatici dell’appello lanciato dai promotori, in quanto non vi sono stati inseriti i temi legati alla conoscenza. Per questo abbiamo deciso di lanciare un appello che parlasse con il linguaggio degli studenti e della precarietà materiale ed esistenziale che impregna le nostre scuole e le nostre università.

Saremo in Piazza il 20 ottobre perché non accettiamo la condizione per cui le scelte che incidono sul nostro presente e futuro avvengano senza che gli studenti vengano consultati.

Saremo in Piazza il 20 ottobre perché l’abrogazione della Riforma Moratti e il superamento della legge 30 ancora non vengono presi in considerazione dal Governo.

Saremo in Piazza il 20 ottobre perché manca una legge quadro nazionale sul diritto allo studio per tutt*.

Saremo in Piazza il 20 ottobre perché esiste ancora qualcuno che ostacola il libero accesso ai saperi per tutto l’arco della vita e perché il Governo non ha ancora capito che la formazione e la difesa dei beni comuni sono alla base del pieno sviluppo della persona umana e dell'intera società.

Saremo in Piazza il 20 ottobre perché rivendichiamo una nuova strategia di welfare nel nostro Paese in grado di garantire ai soggetti in formazione una sicurezza sociale, fatto di reddito e diritti!

Saremo in piazza il 20 ottobre perché non vogliamo più sentirci cittadini di serie B.

Il Concentramento è previsto alle ore 11,30 a Piazza della Repubblica e poi maratona fino all’inizio del corteo (previsto alle 14,30) con giocoleria, arte, musica e tutte le forme colorate per esprimere il nostro dissenso e le nostre proposte.

Vogliamo caratterizzarci con uno spezzone più partecipato possibile per dimostrare il movimento studentesco è pronto e determinato.

    L'UNione degli Studenti
17 ottobre 2007
Esami di riparazione "bocciati" in Senato
ROMA - Polemica in Parlamento sugli 'esami di riparazione'. Questa mattina, l'aula del Senato ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno proposto dal senatore della Lega, Roberto Calderoni, che porta in Parlamento il decreto del ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, sulle 'prove di settembre'.
L'ordine del giorno dell'esponente leghista chiede di mettere a conoscenza del provvedimento 'sia le commissioni competenti sia l'aula del Senato così da valutare, nelle diverse sedi, se effettivamente ci sia la necessità di reintrodurli'. La replica del governo non si è fatta attendere e contribuisce, dopo le proteste di piazza degli studenti, ad accendere la polemica sulla questione.

La prima risposta arriva a Palazzo Madama dal senatore dell'Ulivo, Andrea Ranieri, che ha votato contro. "Considero l'utilizzo del termine 'esame di riparazione' improprio rispetto al provvedimento. Non si tratta di esami di riparazione; è una strategia concordata per il recupero dei debiti: non vorrei che questo sia un avallo a che tale fattispecie si chiami d'ora in poi esame di riparazione". Secca la replica del viceministro della Pubblica istruzione, Mariangela Bastico. "Calderoni - dice la Bastico - parla impropriamente. Nessuno ha reintrodotto esami di riparazione ma solo obbligo del recupero dei debiti".

"Il ministero della Pubblica istruzione - aggiunge - è sempre favorevole a riferire alle commissioni di merito su materie di propria competenza, per questo si è espresso in modo favorevole. Calderoli parla impropriamente di esami di riparazione. Il decreto ministeriale definisce le modalità e i tempi di recupero dei debiti scolastici; quindi un decreto che tratta esclusivamente il recupero dei debiti, in ottemperanza con quanto previsto dalla nuova legge di riforma degli esami di Stato, che per l'ammissione di uno studente all'esame di Stato sia necessario il recupero dei debiti contratti negli ultimi tre anni di scuola superiore. Quindi un provvedimento attuativo di quanto il parlamento ha già deliberato".

Calderoni il aula aveva sostenuto che "il ministro ha surrettiziamente reintrodotto, chiamandoli in forma diversa attraverso un semplice atto amministrativo, come un decreto ministeriale, gli esami di riparazione. Cosa che aveva determinato la massiccia protesta del mondo studentesco". Ma secondo il capogruppo della Lega "gli esami di riparazione sono stati aboliti per legge quindi chiunque voglia reintrodurli deve far approvare una legge in tal senso da parte del parlamento che non può essere espropriato di questo potere decisionale".
"Il mio ordine del giorno - sostiene Calderoli - ferma il ministro Fioroni sugli esami di riparazione e restituisce la parola al Parlamento". Se il Senato dovesse fare propria la questione il provvedimento potrebbe slittare di un anno.

Il controverso decreto, contro il quale sono scesi in piazza 300 mila ragazzi, prevede per gli studenti che non raggiungono la sufficienza in una o più materie - tali da non determinare l'immediata bocciatura - che il giudizio del consiglio di classe di fine anno venga sospeso. I ragazzi in questione dovranno seguire i corsi di recupero estivi organizzati dalle stesse scuole e i primi di settembre, dopo una prova, saranno sottoposti nuovamente al giudizio del consiglio di classe che 'scioglierà la riserva': promosso o bocciato. Evenienza, quella della bocciatura a settembre, che il decreto non cita esplicitamente.
E qui c'è un altro elemento di polemica: se dopo un'estate passata a studiare, un ragazzo non ha recuperato i debiti e dovrà essere bocciato, a quale norma dovranno riferirsi i prof? A quella che a gennaio 2007 riformò gli esami di stato o al decreto in questione?
13 ottobre 2007
Comunicato Stampa - 12 Ottobre

Grande ed inaspettata partecipazione di studenti ed adulti, specie del mondo dell'associazionismo e del sindacato, all'assemblea pubblica indetta dall'Unione degli Studenti di Matera, nella sala Letture di Palazzo Lanfranchi, per dar voce alle problematiche presenti in un modo diverso da quello della semplice manifestazione di piazza. L’assemblea, introdotta da Antonello Loforese, studente del Liceo Scientifico di Matera, ha avuto luogo nella giornata in cui gli studenti italiani si sono fermati per protestare per alcune decisioni intraprese dal ministro Giuseppe Fioroni, ultima quella sui debiti da recuperare entro il mese di settembre. "Non abbiamo bisogno delle manifestazioni di piazza con i grandi numeri se poi i partecipanti non ne conoscono il motivo - ha dichiarato Diana Armento nel corso della manifestazione - Bisogna, prima di tutto, fare informazione e formazione, non con il semplice volantino che spesso non si è capaci di leggere". Toccati più i volte i temi della rappresentanza studentesca e della figure di responsabilità all'interno della comunità studentesca: "Bisognerebbe rendere il voto più consapevole, non abbiamo bisogno dei rappresentanti modelli/e ma persone capaci di impegnarsi per poter cambiare qualcosa. - è intervenuta Cristiana Taccardi - Purtroppo, però, la figura di rappresentanza non riesce a poter svolgere al meglio il suo ruolo. Si evidenziano contrasti fra  studenti e docenti  l'introduzione di uno Statuto per gli Studenti in Stage, una Carta Nazionale dello Studente ed una Legge Quadro nazionale sul Diritto allo Studio. Aspettiamo anche una Riforma degli Organi Collegiali, che li renda paritetici, ed una valorizzazione delle Conferenze Nazionali dei Presidenti delle Consulte, il cui parere viene molto spesso ignorato. La questione degli esami di riparazione è venuta dopo e da parte nostra non vi è un NO senza se e senza ma. Crediamo che dare meritocrazia al sistema sia importante per un rilancio della formazione, a condizione che venganodefinite le modalità di preparazione dei corsi di recupero  e la terzietà dei docenti che andranno a valutare - spiega Leonardo Madio - Ci sentiamo, inoltre, noi dell'Unione degli Studenti di Matera, di voler lanciare un appello alla legalità nel nostro territorio che non è un isola felice, come ci hanno fatto credere finora. Ci sono questioni di elevata importanza che vanno analizzate a fondo e discusse anche tra gli studenti ed i giovani che saranno chiamati un giorno a portare avanti questo territorio: dalle 64 barre di uranio-torio ancora presenti al centro Itrec di Rotondella al campus universitario di Matera, dal sistema degli affari denunciato da De magistris alla povertà crescente della nostra regione (23%) nonostante la presenza di petrolio". Alla manifestazione hanno partecipato, intervenendo, anche Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli assassinato 20 anni or sono insieme alla ragazza Mariarosaria a Policoro, Eustachio Nicoletti, segretario FLC CGIL e Domenico Lence, dell'Arca per la Legalità.





12 ottobre 2007
Via le 64 barre di uranio...
«L'ipotesi che in Basilicata sia realizzato un sito per le scorie nucleari è già stata bruciata totalmente»: lo ha detto all’ANSA il Presidente della Giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo, a conclusione della riunione con il Ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.

De Filippo ha sottolineato che «metodologicamente, questo Governo non ragiona come il precedente» che, nel novembre del 2003, decise di realizzare a Scanzano Jonico (Matera) il sito unico nazionale delle scorie radioattive, provocando dure proteste nei cittadini, che bloccarono del tutto la fascia jonica per due settimane.
Il sito ipotizzato allora era «geologico», cioè da realizzare in profondità, con caratteristiche diverse da quello – «superficiale» – che sarà individuato nei prossimi mesi.
Dopo aver escluso che il sito di cui si è parlato oggi fra Bersani e le Regioni possa essere realizzato in Basilicata, De Filippo ha precisato di aver chiesto al Governo di «riprendere l'iniziativa per riuscire a riportare negli Stati Uniti o a trasferire in un altro Paese le 64 barre di uranio irraggiate che sono custodite da anni nel centro Enea della Trisaia di Rotondella (Matera), dove giunsero dalla centrale atomica di Elk River, negli Usa. Devo aggiungere – ha concluso il governatore lucano – che lo stesso Ministro Bersani ha espresso dubbi sull'eventualità che il sito in profondità che non fu individuato nel 2003 possa essere ripreso in considerazione oggi, come superficiale».

fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it


Qualcosa, anche dopo la nostra richiesta, comincia a muoversi. Speriamo si passi dalle parole ai fatti.

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